
16) L'uomo  un essere dai molti bisogni.
Platone affronta il tema della giustizia. Data la complessit del
problema Socrate, propone di ampliare la discussione spostando
l'attenzione dall'individuo allo Stato. Il fondamento del vivere
in comune sono i bisogni degli individui. Stando insieme e
specializzandosi nelle singole attivit, si riesce a soddisfarli
pi facilmente. L'interlocutore di Socrate  Adimanto.
Repubblica, 368 e-371 b (vedi manuale pagina96).
1   [368 e] - [...] Noi affermiamo che esiste una giustizia del
singolo individuo e in certo senso anche quella di uno stato
intero, no? - Senza dubbio, ammise. - Ora, uno stato non 
maggiore di un individuo? - Maggiore, s, rispose. - Ebbene, in un
mbito maggiore ci sar forse pi giustizia e la si noter pi
facilmente. Perci, se volete, [369 a] cerchiamo prima negli stati
che cosa essa sia. Esaminiamola poi con questo metodo anche in
ogni individuo e cerchiamo di cogliere nelle caratteristiche del
minore la somiglianza con il maggiore. - Cos va bene, mi sembra,
rispose. - Ora, ripresi io, se non di fatto, ma a parole
assistessimo al processo di nascita di uno stato, non vedremmo
nascere pure la giustizia e l'ingiustizia? - Forse s, ammise. - E
se ci avviene, non possiamo sperare di scorgere pi agevolmente
il nostro obiettivo? - Molto [b] di pi, certo. - Ora, secondo
voi, dobbiamo tentar di andare sino in fondo? Non la credo una
impresa da poco, e quindi pensateci su! - Ci abbiamo gi pensato,
disse Adimanto. Via!, fa' come hai detto.
2   - Secondo me, ripresi, uno stato nasce perch ciascuno di noi
non basta a se stesso, ma ha molti bisogni. O con quale altro
principio credi che si fondi uno stato? - Con nessun altro,
rispose. - Cos per un certo [c] bisogno ci si vale dell'aiuto di
uno, per un altro di quello di un altro: il gran numero di questi
bisogni fa riunire in un'unica sede molte persone che si associano
per darsi aiuto, e a questa coabitazione abbiamo dato il nome di
stato. Non  vero? - Senza dubbio. - Quando dunque uno d una cosa
a un altro, se gliela d, o da lui la riceve, non lo fa perch
crede che sia meglio per s? - Senza dubbio. - Suvvia, feci io,
costruiamo a parole uno stato fin dalla sua origine: esso sar
creato, pare, dal nostro bisogno. - Come no? - Ora, il primo e
maggiore [d] bisogno  quello di provvedersi il nutrimento per
sussistere e vivere. - Senz'altro. - Il secondo quello di
provvedersi l'abitazione, il terzo il vestito e simili cose. - S,
sono questi. - Ebbene, dissi, come potr bastare lo stato a
provvedere tutto questo? Non ci dovranno essere agricoltore,
muratore e tessitore? E non vi aggiungeremo pure un calzolaio o
qualche altro che con la sua attivit soddisfi ai bisogni del
corpo? - Senza dubbio. - Il nucleo essenziale dello stato sar di
quattro o cinque [e] persone. - E' evidente. - Ebbene, ciascuna di
esse deve prestare l'opera sua per tutta la comunit? Cos, per
esempio, l'agricoltore, che  uno, deve forse provvedere cibi per
quattro e spendere quadruplo tempo e fatica per fornire il grano e
metterlo in comune con gli altri? o deve evitarsi questa briga e
produrre per s soltanto un [370 a] quarto di questo grano in un
quarto di tempo? e impiegare gli altri tre quarti del tempo uno a
provvedersi l'abitazione, uno il vestito, uno le calzature? e non
prendersi per gli altri i fastidi che derivano dai rapporti
sociali, ma badare per conto proprio ai fatti suoi? Rispose
Adimanto: - Forse, Socrate, la prima soluzione  pi facile della
seconda. - Nulla di strano, per Zeus!, io dissi. Le tue parole mi
fanno riflettere che anzitutto ciascuno di noi nasce per natura
completamente diverso da ciascun altro, [b] con differente
disposizione, chi per un dato compito, chi per un altro. Non ti
sembra? - A me s. - Ancora: agir meglio uno che eserciti da solo
molte arti o quando da solo ne eserciti una sola? - Quando da solo
ne eserciti una sola, rispose. - E' chiaro d'altra parte, credo,
che se uno si lascia sfuggire l'occasione opportuna per una data
opera, questa opera  perduta. - E' chiaro, s. - L'opera da
compiere non sta ad aspettare, credo, i comodi di chi la compie. E
chi la compie deve starle [c] dietro, senza considerarla un
semplice passatempo. - Per forza. - Per conseguenza le singole
cose riescono pi e meglio con maggiore facilit quando uno faccia
una cosa sola, secondo la propria naturale disposizione e a tempo
opportuno, senza darsi pensiero delle altre. - Perfettamente. -
Occorrono dunque, Adimanto, pi di quattro cittadini per
provvedere quanto dicevamo: ch l'agricoltore, come sembra, non si
costruir lui stesso da solo l'aratro, se ha da essere un buon
aratro, n la zappa n [d] gli altri attrezzi agricoli. N d'altra
parte si costruir i propri arnesi il muratore: gliene occorrono
molti. E cos il tessitore e il calzolaio. No? - E' vero. - Ecco
dunque che carpentieri, fabbri e molti altri simili artigiani
verranno a far parte del nostro staterello e lo renderanno
popoloso. - Senza dubbio. - Ma non sarebbe ancora troppo grande se
vi aggiungessimo bovai, pecorai e le altre categorie [e] di
pastori: ci perch gli agricoltori possano avere buoi per
l'aratura, e i muratori servirsi, insieme con gli agricoltori, di
bestie da tiro per i loro trasporti, e i tessitori e i calzolai
disporre di pelli e di lane. - Ma con tutta questa gente, ribatt,
non sarebbe neanche piccolo il nostro stato. - D'altra parte,
ripresi io,  pressoch impossibile fondarlo in un luogo che renda
superflue le importazioni. - Impossibile. - Occorreranno quindi
altre persone ancora per portargli da un altro stato la roba che
gli abbisogna. - Occorreranno, s. - E se il nostro agente si
presenta a mani vuote senza alcuno dei prodotti occorrenti a chi
ci fornisce le merci d'importazione [371 a] necessarie per i
nostri cittadini, se ne verr via a mani vuote, non  vero? - Mi
sembra di s. - La produzione interna deve dunque non solo bastare
ai cittadini stessi, ma anche rispondere per qualit e quantit
alle esigenze di coloro dei quali i nostri cittadini possono avere
bisogno. - Deve, s. - Al nostro stato occorre perci un maggiore
numero di agricoltori e di altri artigiani. - S, un numero
maggiore. - E anche di altri agenti, a mio avviso, destinati a
importare e ad esportare le singole merci. Sono questi i
commercianti, non  vero? - S. - Ci abbisogneranno dunque anche i
commercianti. - Senza dubbio. - E se poi il commercio si svolge
per mare, [b] occorreranno ancora molti altri, pratici del lavoro
marittimo. - Molti altri, certo. [...].

 (Platone, Opere, volume secondo, Laterza, Bari, 1967, pagine 186-
189).

